Autoefficacia
Spostare il focus da “come sono” a “cosa posso fare”: strategie, allenamento, progressi.
Quando autostima e ansia si intrecciano, non serve “spingere di più”: serve capire cosa sta accadendo, ricostruire sicurezza e allenare strategie concrete.
Dietro molti risultati scolastici non c’è solo intelligenza o impegno: c’è la sensazione di “posso farcela”. Quando questa base vacilla, un ostacolo piccolo diventa enorme, e l’errore smette di essere informazione e diventa una sentenza.
Messaggio chiave
“Un errore non dice chi sei: racconta che hai avuto il coraggio di provarci.”
In molti bambini e adolescenti l’autostima scolastica bassa non si vede come “pigrizia”: si vede come paura del giudizio, evitamento, perfezionismo o blocco nel parlare in classe.
Pensieri tipici
“Non sono portato”, “Gli altri sono più bravi”, “Se sbaglio deludo tutti”.
Effetto sul rendimento
Più controllo e tensione, meno memoria di lavoro, meno partecipazione e più fatica.
Immagine guida
L’autostima è come una piantina: cresce con incoraggiamento e fiducia, si “piega” con critiche e pressioni.
Piccoli passi misurabili che fanno crescere fiducia e autonomia.
Un percorso efficace integra aspetti cognitivi (pensieri e convinzioni), emotivi (gestione dell’ansia e della frustrazione) e relazionali (famiglia, scuola, pari), con obiettivi chiari e verificabili.
Il punto non è “alzare l’asticella”, ma rendere l’asticella attraversabile: un passo alla volta, senza umiliazioni.
Esempi utili
Piccolo rituale: “Tre cose che ho fatto bene oggi” (anche minuscole) + “Una cosa da allenare domani”.
Il primo colloquio è uno spazio di conoscenza reciproca. Sarà uno spazio protetto, in cui iniziare a dare forma a ciò che stai vivendo.
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